“Cara acqua, acqua cara – Relazioni d’acqua” – Piano Nobile di Palazzo Doglioni, Borgo Piave BL – 2025
Non sono un critico, non ho studiato arte, e non sono – ovviamente - un artista. Giorgio e Antonio hanno insistito perché fossi io a parlare, ed eccomi qui. Chiedo comprensione.
Quando una mostra espone opere di un solo artista si dice che è una mostra personale. Beh, questa è di più. È una mostra intima, profonda, quasi viscerale. E dolorosa. Per Giorgio Vazza l’acqua non è solo un tema per le sue opere. È il tappeto profondo, il riferimento ineludibile, lo strato che sottiene la sua attività di artista. E, penso, la sua vita. Lo capirete bene nella ultima stanza di questo percorso che ci propone, con l’opera intitolata “Passaggi Obbligati. Sui miei passi”, su cui poi tornerò brevemente.
Quando entreremo negli spazi della mostra, quando saliremo le scale ripide e un po’ oscure che ci sollevano da questa piazza a un livello più alto, prima di guardare le opere, se possibile, guardiamo dalla finestra. Da qui il Piave non si vede, ma, da sopra, il fiume e l’acqua in movimento, le sponde abitate o inselvatichite, non sono solo uno sfondo, ma un elemento importante della mostra, quasi un’opera in sé, che dialoga con le altre opere, con il luogo in cui ci troviamo, con l’artista. E lo scorrere continuo, quasi perpetuo del fiume segna una continuità, un ritorno e quasi una inevitabilità del nostro rapporto con l’acqua.
